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Premettiamo che non è nostra
intenzione prenderci gioco di alcuno, nonostante il tono faceto e le
argomentazioni al limite di un apparente ridicolo, e fateci anche
aggiungere che, se pure ai più può sembrar men che virtuale lo spazio
che ci ospita, le idee, di loro natura, non sono certo più sostanziose. Detto questo, passiamo alla notizia
che tanto scalpore ha sollevato fra le quiete anime dell’isola. Pare che il piccolo Robespierre, sesto
della cucciolata della estate scorsa della signora Isadora Darwin Fletcher,
cui rinnoviamo i nostri auguri e il cielo sa cosa la aspetta con la banda
di teppistelli che ha generato, pare, si diceva, che, navigando
truffaldinamente per il web con il computer del padre, abbia stretto
amicizia con un tale Arthur di Boston, Massachussets. Di più: si tratterebbe di una
importante personalità del Media Lab Institute of Technology. Di più: un gran chiacchierone. In tempi in cui, fra uno scudo
spaziale e un Echelon ficcanaso, nessuno può più esser certo di agir
innocuamente, la povera signora Isadora si è grandemente preoccupata, il
marito ha installato un firewall da fantascienza, tant’è che ora , per
spedirgli una e-mail bisogna prima prestare giuramento di fedeltà alla
bandiera, e il paese intero è in grande apprensione per i terribili
segreti di cui ormai sarebbe a conoscenza il nostro piccolo amico.
“A trattar con gli uomini ci si
rimette sempre”, sentivo sentenziare proprio ieri sera alla taverna, fra
uno yogurt al luppolo e una insalatina di erba gatta e trifoglino, da
gatti di grande esperienza e saggezza, ma che, in questa occasione,
dovevano aver dato fondo piuttosto a quel repertorio di stupidità
popolare che alimenta i proverbi di quegli stessi esseri umani che
dichiaravano di tenere in gran sospetto. Contraddizioni tipiche in processi
mentali non raffinati, normalmente definite “umane”.
Ho fatto una piccola ricerca e ho
scoperto qualcosa di veramente interessante, perfino rassicurante,
comunque ben lontano dalle iperboliche e cataclismiche previsioni da
bicchiere della staffa che si potevano udire, dopo un po’, in quella
stessa taverna. Arthur è un Psittacus Erithaucus, un
Giako se non siete avezzi al latino, insomma un pappagallo cenerino
africano, naturalizzato americano, di buona famiglia, colto, educato e
decisamente simpatico. Un po’ per caso, un po’ per
indole, ha appreso il linguaggio umano, il dialetto della zona di Boston,
l’inglese, e ha iniziato un lungo percorso di ricerca per appurare come
e perchè gli umani, che pure fino a tre anni di vita godono delle
medesime capacità di discernimento della maggior parte degli animali ‘superiori’,
poi degradino verso una specie di catatonica dipendenza dall’opinione
altrui, che li porta, nella stragrande maggioranza dei casi, a passare il
resto della vita in una sorta di ‘trappola logica’ nella quale
decidere cosa sia più opportuno fare in funzione di qualcuno oppresso dal
medesimo dubbio, costringe tutti a fare qualcosa che, probabilmente, non
avrebbero mai fatto e, ovviamente, senza la minima certezza che la scelta
sia stata la migliore. “Randomize your life”, si potrebbe
dire, imitando uno dei loro slogan alla moda, e piccolo, in fin dei conti,
sarebbe il danno se riguardasse la sola sfera personale, ma siamo tutti
animali sociali e quindi politici e le nostre azioni travalicano di buona
misura i confini della nostra vita privata, e il non esserne consapevoli
non ne muta il destino.
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L'ormai famoso Arthur della casa dei
Peppemberger La foto è stata procurata dal nostro
insostituibile Cat Bond
Pare che Arthur detesti i gatti: il
buon Robespierre deve aver taciuto qualche particolare trascurabile della
sua biografia nell’epistolario con l’autorevole amico, e me ne
compiaccio, poichè ci ha permesso di venire a conoscenza di interessanti
fatti. La cura che certi umani mostrano di
avere nell’assecondare le inclinazioni di altri esseri prescindendo da
preconcetti comuni, anche a riguardo dell’intelligenza, fa ben sperare
che in un futuro magari non eccessivamente remoto tale cura possa essere
rivolta anche alle loro relazioni, con evidente guadagno di tutta la
comunità terrestre. La paziente applicazione del nonno Alex, ben noto anche grazie alla Alex Foudation (www.alexfoundation.org),
ha spianato la strada alla ricerca del giovane Arthur che è già riuscito
a far capire, ad esempio, che comunichiamo più o meno come tutti e, da
soli, ci annoiamo e quindi, se gli umani vogliono collaborazione, è
opportuno che si attivino con gli strumenti adeguati per offrire il
massimo di confort e libertà possibile. Hanno provato con i loro usuali
passatempi, ma, come noi sappiamo bene, televisione e cinema sono
terribilmente noiosi. I cartoni animati andrebbero un po’
meglio, ma le parodie che si vedono della vita e dei costumi rasentano a
volte l’insulto. Ben Resner, con una intuizione degna
del miglior gatto, ha costruito un sito web grazie al quale ora Arthur può
almeno chattare con gli amici e parenti rimasti a casa Pepperberg o, se
rimane a corto di argomenti, navigare per il web. Certo, il mouse è un aggeggio scomodo
e i comandi vocali ancora imperfetti, ma è un buon inizio. Alcuni giornali e riviste umani si
sono occupati della cosa, naturalmente dal loro punto di vista, ma almeno
in un caso il risultato è stato incoraggiante. Cito: “…In attesa che le ricerche
di Irene Peppemberg e i giochi di Arthur con l’InterPet approdino a
nuove scoperte, non resta che una deduzione.Non solo i pappagalli sono più belli
di noi, ma sanno anche sfruttare i loro quattro neuroni in croce meglio di
noi che ne abbiamo migliaia di miliardi.”
(S.Coyaud ‘D La Repubblica Delle Donne’ 25 giugno 2001)
A chi volesse porgere un aiuto al
nostro intraprendente Arthur indichiamo il sito www.media.mit.edu/~benres/parrot
(nota: ~ = alt126), a
tutti gli altri vada il nostro augurio affinchè gli studi di Arthur della
casa dei Peppemberg diano presto una possibilità di riscatto e
comprensione, finalmente, della vita.
Conrad L Fletcher Primo Assistente del Mago di
Mezzacollina Docente
di etologia umana all’Univerita’ di Mezzacollina
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ATLANTIDE III
E' sempre il gatto dei vicini di casa dei Signori Flem-Ath, che
continua a preferire l'anonimato, che ci ha ancora parlato della dislocazione della crosta terrestre,
riferendoci fatti curiosi descritti dai conquistatori spagnoli che,
nel XVI secolo imperversavano in Perù. Le popolazioni della zona,
tutt'altro che imbelli e molto ben organizzate, tant'è che la resistenza
all'invasione durò secoli, avevano però una singolare fobia, che certo
non li aiutò nella lotta patriottica contro gli europei: ad ogni cenno di
turbolenza sismica, ancorchè minima, abbandonavano le pianure
costiere e le valli per correre verso le alte cime della cordigliera, ben
oltre i tremila metri di quota, quasi patissero il ricordo di un
ancestrale cataclisma che aveva risparmiato solo chi si fosse trovato a
quelle altezze. Lo sconcerto deriva dal fatto che, azzardando uno
scenario come quello descritto dalle teorie di Hapgood, effettivamente si
dovrebbero prevedere onde di marea alte anche più di mille metri, con le
conseguenze facilmente immaginabili.
Maggiori dettagli in un prossimo reportage.
..........
L'importante è partecipare
I potenti del pianeta hanno a cuore le sorti
dell'umanità: solo grazie alla munifica previdenza di chi sostiene il
peso delle decisioni e l'onere della spesa, infatti, è possibile
garantire a miliardi di diseredati le condizioni minime di sopravvivenza. D'altro
canto è cosa risaputa, almeno secondo l'opinione del celebre economista
Francis Fukuyama: "La guerra contro la povertà è finita e i poveri
l'hanno persa" e ai pochi ricchi non resta ormai che sostenere, di
tasca propria, e senza alcun guadagno ma solo per sacrosante e buona
coscienza, le spese di sostentamento di tanti sconfitti, sia pure nei
limiti del ragionevole, che non avrebbe senso dilapidare immense fortune
con l'unico risultato di diventare un po' più poveri tutti quanti.
Non ci si consideri razzisti, per carità, ma siamo
contenti di essere gatti.
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CRONACHE
di Mezzacollina
Grande festa, l'altra sera, nella piazza del Municipio
per la posa della targa dedicata ad uno dei rari esempi di 'umanità'
degli ultimi secoli.
Con un commosso discorso, nel quale non mancavano deliziose citazioni
dalle sue opere, veniva intitolata a Osvaldo Soriano la nostra più
bella piazza.
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