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Seduta infuocata, l'altro giorno, nella di solitamente quieta aula del
Municipio.
La discussione si é improvvisamente accesa alla notizia che il viaggio
inaugurale del Beatrix II sarebbe stato nuovamente rinviato.
Prima i necessari lavori di manutenzione e adeguamento alle severe normative
imposte dal Municipio stesso per garantire la massima sicurezza ai
viaggiatori, poi i tragici eventi di guerra che ancora intristiscono il
mondo, la crisi economica susseguente, che ha pesantemente colpito il
settore della navigazione, ed infine il rispuntare di una antica querelle:
aprire o no una rotta regolare con le TerreFerme?
La proposta di dedicare almeno una crociera all'anno allo scopo ha fatto
levare le alte proteste di gran parte dell'aula: il timore é quello di
veder arrivare frotte di turbolenti turisti, maleducati e carichi di soldi.
E il punto più controverso é proprio questo: basta il denaro a
giustificare il rischio di veder snaturata la nostra Isola e, quindi, la
nostra vita?
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Le guerre, intanto, continuano un
po' ovunque.
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un bombardiere in azione Si
affievoliscono, come é naturale in ragione delle necessità di mercato e
delle politiche del momento, i fragori della guerra in Afganistan, ma così
riemergono i lontani echi delle altre, a volte remoti e invisibili, altre
volte così tragicamente abituali da confondersi col rumore della vita di
tutti i giorni.
Ci coglie un dubbio: la guerra é un problema o una soluzione?
L'OPINIONE R.H.Patton
Flethcer, bis-bis nipote dell'eroe del secolo scorso, ha opinioni precise su
quanto avviene nel mondo. "Signor Patton,
ritiene inevitabile il ricorso alla guerra per risolvere certe situazioni
?" "Direi
proprio di sì, anche se questo non basta a definire quale tipo di
intervento sia più opportuno." "Intende che sono possibili
diverse alternative?" "Prendiamo il caso Afganistan:intanto è stata ufficialmente
definita come una operazione di polizia, e, in pratica, non essendoci una
nazione nemica da combattere ma solo gruppi di attivisti, la definizione è
opportuna. In più si può dire che anche gli strumenti tecnici possono
variare..." "Ma gli strumenti in uso, anche in questo caso,
sono abbastanza tipici di
una guerra normale, no?" "Sì, così parrebbe, ma é
prematuro un giudizio: gli strumenti sono quelli che sono e non c'é molta
scelta. Io credo che la vera soluzione di questa terribile vicenda sarà
possibile trovarla solo grazie all'applicazione severa di principi di
giustizia e equità, che tradotto nel più prosaico linguaggio di tutti i
giorni, significa che, mentre si combatte con le armi quanto é da
combattere con le armi, si dovrà agire su tutte quelle situazioni di
instabilità - e penso alle ingiustizie politiche, alla fame, alla sete,
all'analfabetismo, alla mancanza di lavoro e di futuro di tantissime genti
di questo pianeta - con rapidità e decisione. So di molte persone e
organizzazioni che già si muovono in questa direzione." "Basterà?" "Basterebbe."
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Ma non é che altrove si divertano...!
Dal nostro inviato.
Roma, sabato 2 febbraio.
Momenti di passione, momenti di tensione, comunque momenti
di partecipazione: non si può dire che sia in atto un grande processo di
trasformazione, come piacerebbe ad alcuni, ma certamente si sta facendo
sempre più sensibile la necessità, e la richiesta, di una più efficace
collaborazione fra le varie forze politiche che compongono l'area
progressista e democratica del cosiddetto 'centrosinistra'. E la sera di
sabato 2 questo si é visto: non tanto la passione dei critici o la
competenza dei politici, cui l'informazione ufficiale ha dato l'opportuno ed
esclusivo spazio, ma la sincera e profonda volontà della 'gente', gente libera dall'illusione del mito del leader, che pretendeva, ma prima
ancora praticava, democrazia.
E democrazia é dialogo, é confronto, é critica, é pazienza e rispetto.
Certo non unilaterale: non si può pretendere da chi si assume volontariamente
l'onere della rappresentanza la immediata e perfetta risoluzione di ogni questione,
ma nemmeno si può concepire che, davanti all'evidenza dell'inefficacia, sia
sufficiente
il sorriso tranquillizzante e la promessa di un futuro riscatto.
Per ora la contestazione non mette in discussione i ruoli e questo é bene: la responsabilità
politica é comune a tutti e non può essere scaricata sulle spalle dei soli 'gruppi
dirigenti',
sebbene essi abbiano avuto, e tutt'ora mantengano, più autonomia di decisione di quanta
opportunamente dovrebbe essere loro concessa.
Non é bene, invece, che venga detto "lasciate fare a noi, che sappiamo quello che facciamo": c'é una metà di
Italia che ben accetta di seguire la via indicata dal Capo, ma c'é un'altra metà, ed é ben più
difficile da accontentare, che non ne vuol sapere di capi e che pretende di partecipare
alla costruzione del suo futuro...e non solo rimboccandosi le maniche.
In piazza Navona
Lo sparuto drappello di giovani della Margherita e della Sinistra Giovanile partito da Genova, cui il nostro
si é aggregato.
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ATLANTIDE V
Da settembre non si hanno più notizie dei signori Flem-Ath e
del loro gatto. Come si ricorderà, da tempo si occupavano di recuperare e riorganizzare le
notizie riguardo al mito di Atlantide, di cui fornivano una personalissima interpretazione.
La loro misteriosa scomparsa non ha mancato di risvegliare antichi scaramantici timori fra gli
avventori della locanda vicino ai moli, timori che l'ultimo terremoto in Turchia, con le tragicamente usuali notizie
di morti e distruzioni, ha reso drammaticamente realistici.
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L'importante è partecipare III

Dopo Francis Fukuyama ("La guerra contro la povertà è finita e i poveri
l'hanno persa" ), é ora il momento di Jeremy Rifkin, ricco
economista sposato alla causa della Nuova-Globalizzazione. Inquietanti gli scenari che prospetta,
ma la lucidità dell'analisi e la competenza delle conclusioni lasciano una speranza:
il futuro é una tigre e non resta che cavalcarlo.
Una sua intervista é sul sito "http://www.mediamente.rai.it/home /bibliote/intervis/r/rifkin.htm
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