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Lo sciabordìo del mare lungo il fasciame era una dolce
ninnananna, ed io me la godevo come solo un gatto sa fare. Di tanto in tanto mi stiracchiavo e davo un'occhiata
intorno: il mare, il cielo, qualche candido sbuffo di nuvola, un pesce
volante. Non c'erano gabbiani. Ad un tratto vidi Bertrand, il marinaio più anziano, che
era solito sonnecchiare appoggiato al boccaporto del gavone di prua,
socchiudere un occhio ed annusare l'aria, proprio come fosse stato un
gatto. D'istinto, lo imitai. Era tutto calmo, come sempre: il sole splendeva, il mare
borbottava intorno alla nave, il vento, ridotto ad una lieve brezza,
profumava di alghe e sale, forse con un leggero retrogusto di ferro e un
qualcos'altro che non conoscevo ma che pizzicava le vibrisse. Che fosse questo a preoccupare Bertrand? Fatto sta che ora erano tutti in agitazione e, sebbene le
vele sembrassero lenzuola stese al sole d'estate, tutt'intorno era un
frenetico rinforzar di sartie, ammainar di maestre, legar di pennoni e
chiudere boccaporti. Non so perché lo feci, forse l'ansia di Bertrand aveva
contagiato anche me, ma sgattaiolai, alla lettera, nella cabina del
capitano prima che fosse chiusa anche quella porta e mi cercai un
posticino comodo, sotto la cuccetta, fra i cassetti e il tavolo delle
carte nautiche. Per un po' non accadde nulla, anzi: si era levata una
brezza tesa, un venticello caldo e carico di odori misteriosi che pareva
promettere una navigazione veloce e sicura verso qualsiasi porto. Stavo per uscire dal mio nascondiglio e già mi vergognavo
un po' per la mia vigliaccheria, era evidente, infatti, che il gran lavoro
fatto dalla ciurma aveva come scopo quello di sfruttare al meglio il
favorevole soffio del vento dopo i giorni di bonaccia, quando un'onda
assolutamente fuori dal comune schiaffeggiò la fiancata della nave
facendola inclinare di un bel po'. Rimasi a bocca aperta, stupito dal mio stesso stupore,
preso in contropiede dalla mia ignoranza. Gocce di pioggia grandi come meduse picchiarono
improvvisamente sui vetri degli oblò della cabina, il vento mutò
improvvisamente direzione e prese ad ululare come un branco di lupi
selvaggi, il mare divenne nero, e il cielo uguale e lo spazio fra il mare
e il cielo si riempì di fulmini, schiuma, fantasmi, paura e acqua, ma se
fosse stata pioggia che cadeva o mare che volava non lo saprei dire. La cabina ballava impazzita, probabilmente insieme a tutta
alla nave, facendo rotolare
ogni oggetto che non fosse stato saldamente legato o inchiodato, ed io
stesso faticavo non poco a restare al riparo della cuccetta. Un compasso volò giù dal tavolo e si piantò nel
pavimento proprio davanti al mio naso! Mi ci volle veramente poco, a quel punto, per capire che
eravamo finiti in una tempesta: una vera tempesta!
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